C’è qualcosa di raro in un teatro in cui sono gli studenti a organizzare, a scegliere le parole, a decidere cosa vale la pena dire. Il 25 maggio 2026, al Teatro Pier Paolo Pasolini di Cervignano del Friuli, la classe 3LSCB del Liceo scientifico Einstein ha trasformato questo concetto in realtà. “Migranti & Immigrazione: SoS Help Me!” ha portato in scena circa trecento ragazze e ragazzi, in un pomeriggio pensato da chi studia per chi studia. Oltre agli insegnanti che hanno reso possibile la giornata, era presente anche OIKOS ETS, con Alessandro Papa, responsabile della sede di accoglienza MSNA di Cervignano del Friuli, e Anna Paola Peratoner, responsabile dell’Area Inclusione e Formazione.
Il programma ha intrecciato epica classica, poesie moderne e testimonianze dirette in un formato che raramente si incontra fuori dall’aula: capace di reggere la profondità senza perdere il contatto con il presente.
Ospite d’onore della mattinata il dott. Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, già europarlamentare, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e protagonista del docufilm Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Una figura che non ha bisogno di presentazioni: per decenni ha accolto, curato e testimoniato le vite di chi arriva sulle coste di Lampedusa dopo traversate che spesso non finivano bene. La sua presenza ha conferito all’evento una dimensione che nessun programma scolastico riesce a trasmettere da solo, quella del contatto diretto con chi ha visto, con le proprie mani, cosa significa la parola migrazione.
La voce ai giovani
Affidare agli studenti la gestione integrale di un evento pubblico è una scelta politica, nel senso più pieno del termine. Significa riconoscere che chi ancora studia ha già qualcosa da dire, e che la capacità di costruire spazi di riflessione collettiva non si acquisisce aspettando il permesso di farlo.
Il Teatro Pasolini ne è stato la conferma. Trecento giovani in platea non hanno perso il filo per due ore, seguendo un programma che avrebbe potuto risultare impegnativo. Non lo è stato, perché era autentico. E l’autenticità, quando c’è, non ha bisogno di essere semplificata.