Oltre quattro mesi di formazione congiunta tra operatori dei servizi di salute mentale, mediatori culturali e realtà dell’accoglienza
Udine, 22 maggio 2026 – Si è concluso oggi presso il Dipartimento di Salute Mentale di Udine il ciclo di seminari “Periferie della Cura”, promosso da OIKOS ETS nell’ambito della co-progettazione con il DDSM – ASUFC. Un percorso che, attraverso quattro appuntamenti formativi, ha messo in dialogo operatori della salute mentale, professionisti dell’accoglienza e mediatori culturali per approfondire la complessità delle migrazioni contemporanee e le pratiche di cura rivolte alle persone con background migratorio.
A testimoniare l’importanza dell’iniziativa erano presenti all’apertura dei lavori anche il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Marco Bertoli, e la Direttrice del Centro di Salute Mentale Udine Sud, Valentina Botter.
L’ultimo incontro ha registrato una significativa partecipazione di operatori e operatrici provenienti dai servizi di salute mentale, dal mondo dell’accoglienza e della mediazione linguistico-culturale, confermando il valore di una formazione condivisa tra professionalità diverse accomunate dal lavoro quotidiano con persone che portano con sé storie, fragilità, traumi e percorsi di vita complessi.
In settimane in cui il dibattito pubblico è tornato a interrogarsi sul rapporto tra disagio mentale, marginalità sociale e percorsi migratori, il percorso ha offerto uno spazio concreto di approfondimento e confronto, lontano da semplificazioni e stereotipi.
Un’occasione per riflettere su come fenomeni complessi richiedano strumenti clinici, relazionali e organizzativi adeguati, capaci di leggere le persone all’interno dei loro contesti culturali, sociali e biografici.
Protagonista dell’ultimo appuntamento è stata la dott.ssa Maria Inglese, psichiatra dell’Azienda USL di Parma, consulente dello Spazio Salute Immigrati e mediatrice etnoclinica, che ha guidato una riflessione sul tema “Come trasformare l’accoglienza in pratiche di ospitalità. Come si trasformano le équipe di cura”.
Nel corso dell’incontro sono stati affrontati temi centrali per il lavoro dei servizi: la dimensione collettiva della cura, il valore dell’équipe multidisciplinare, la necessità di non lasciare solo nessun operatore nelle situazioni più complesse e l’importanza di mantenere aperta la relazione di cura anche attraverso risposte parziali o orientative.
Uno degli elementi più significativi del percorso è stato proprio il confronto tra professionisti provenienti da ambiti diversi: medici, psicologi, operatori dell’accoglienza e mediatori culturali hanno condiviso strumenti, pratiche ed esperienze, contribuendo a costruire un linguaggio comune attorno ai temi della salute mentale e delle migrazioni.
Come ha ricordato la responsabile scientifica del progetto, Anna Paola Peratoner, uno degli assi portanti dell’intero percorso è stato il passaggio «da un modello di accoglienza a una pratica di ospitalità». Un cambiamento di prospettiva che invita i servizi non soltanto a garantire accesso e tutela, ma a costruire relazioni capaci di riconoscere l’altro e di lasciarsi trasformare dall’incontro.
Nelle parole conclusive del suo intervento, Peratoner ha sintetizzato il senso dell’intero cammino formativo: «L’accoglienza include ma l’ospitalità riconosce, l’accoglienza protegge ma l’ospitalità espone alla relazione, l’accoglienza gestisce la presenza ma l’ospitalità costruisce il legame».
Un ringraziamento particolare va a tutti i relatori che hanno contribuito al percorso – Nives Martini, Manuela Pontoni, Massimiliano Reggi, Marzia Maria Marzagalia e Maria Inglese – e ai numerosi professionisti che hanno partecipato agli incontri, rendendo possibile un dialogo interdisciplinare che rappresenta oggi una risorsa preziosa per i servizi e per il territorio.